La Bibbia nel Cinquecento: edizioni interpretazioni censure
Occorrenze immagine » Bibbia Diodati (1641) - p. 3644



Capitolo IV

1Allhora l’Angelo, ch’era mandato a me, il cui nome
è Uriel, mi rispose, e disse,
2Il cuor ti sviene in questo secolo, e tu pensi com-
prendere la via dell’Altissimo.
3Ed io dissi, Sì, Signore. Ed egli mi rispose, e disse,
Io son mandato, per mostrarti tre cose, e per proporti
tre similitudini.
4Delle quali se tu mi fai dichiararne una, io altresì ti
mostrerò la via che tu disideri vedere, e t’insegnerò onde
viene il cuor maligno.
5Allhora io dissi, Parla, Signor mio. Ed egli mi disse,
Va, pesami il peso del fuoco, o misurami il vento, o ri-
chiamami il giorno ch’è passato.
6Ed io risposi, e dissi, Chi è colui, d’infra gli huomini
nati di donna, che possa far queste cose, che tu le chiedi
da me?
7Ed egli mi disse, Se io ti domandassi, dicendo,
Quante stanze son nel cuor del mare, o quante vene so-
no nel principio dell’abisso, o quante son le fonti del
cielo, o quali sono i confini del Paradiso?
8Forse mi diresti, Io non sono sceso negli abissi, né
nell’inferno; e non salì giammai in cielo.
9Ma hora io non t’ho domandato, se non del fuoco,
del vento, e del giorno, per lo quale sei passato, e da’qua-
li tu non puoi esser separato: e tu non me n’hai risposto
nulla.
10Mi disse anchora, Tu non puoi conoscer le cose
che son tue, e che crescono teco.
11E come potrà il tuo vasello comprendere l’Altissi-
mo: ed essendo il mondo tutto corrotto di fuori, intender
la corruttione che è sol manifesta davanti a me?
12Ed io gli dissi, Meglio era per noi di non essere,
che d’essere: e che, vivendo anchora, vivere in empietà,
e sofferire, senza saper perché.


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