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Bibbia Diodati (1641) - p. 4082
queste cose, Egli è giusta cosa di sottoporsi a Dio; ed, es-
sendo mortale, non presumere d'essere uguale a Dio.
13E quello scellerato pregava il Signore, da cui
non
era più tempo di sperar misericordia: dicendo così,
14Ch'egli riedificherebbe, e farebbe franca la Città
santa; allaquale s'affrettava d'arrivare, per ispianarla, e
per farne un cimitero.
15E che farebbe uguali agli Ateniesi tutti i Iudei,
iquali egli havea innanzi diterminato di non degnar pur
lasciar seppellire: anzi di gittargli, co' piccioli fanciulli,
alle fiere, ed agli uccelli, per divorargli.
16E ch'ornerebbe d'eccellentissimi doni il santo
Tempio, ch'egli havea innanzi spogliato: e che restitui-
rebbe i sacri vasi in
molto maggior numero, e che forni-
rebbe delle sue proprie entrate le spese de'
sacrificii.
17Ed, oltr'a cio, che si farebbe egli stesso Iudeo, e
ch'andrebbe per ogni luogo habitato, predicando la po-
tenza di Dio.
18Ma, non rallentandosi punto i dolori, (conciò fosse
cose che'l giusto giudicio di Dio fosse venuto sopra lui)
disperando de' fatti suoi, scrisse a' Iudei l'infrascritta
lettera, in forma di supplica di tal tenore.
19A' buoni cittadini Iudei, il rè, ed imperadore An-
tioco, molta salute, sanità, e felicità.
20Se voi, ed i vostri figliuoli, state bene; e se le cose
vostre vanno secondo'l vostro disiderio, io ne rendo
gran gratie a Dio, havendo la mia speranza nel cielo:
rammemorandomi benignamente l'honore, e la buona
volontà che m'havete dimostrata.
21Ritornando da' luoghi di Persia, ed essendo
cadu-
to in una grave infermità, ho stimato necessario d'haver
cura della comune sicurtà di tutti.
22Non però ch'io disperi anchora de' fatti miei, anzi
havendo grande speranza di scampar da questa infermità.
23Pur considerando, che anche mio padre, a' tempi
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