
sima vita. Se adunque conoscemo la infirmità nostra per l'ufficio
della Legge, ecco che Gioan Battista ci mostra col dito il medico
benignissimo, dicendo: «
Ecco l'agnello di Dio, il qual lieva
li pec-
cati del mondo
»
, il qual, dico, ci libera dal grave giogo della
Legge,
abrogando e annichilando le sue maledizioni e aspere minacce,
sanando tutte le nostre infirmità,
riformando il libero arbitrio,
ritornandoci nella pristina innocenza e instaurando in noi la ima-
gine di Dio; percioché, secondo san Paulo,
sì come per Adamo tutti
moriamo, così per Cristo tutti siamo vivificati
, e non crediamo sia
di maggior efficacia il peccato di Adamo, il quale abbiamo ereditato,
che la giustizia di Cristo, la qual parimente abbiamo per fede
ereditata.
Pareva che l'uomo si potesse dolere che, senza sua cagione, fosse
nato e concetto in peccato nella iniquità dei suoi parenti,
per i quali
regnava la morte in tutti gli uomini; ma ora è tolto via ogni lamento,
poiché in quello istesso modo senza nostra cagione è venuta la
giustizia di Cristo a noi, e la vita eterna per Cristo, e per esso è stata
occisa la morte. Onde san Paulo fa sopra ciò un bellissimo discorso,
il qual voglio sotto scrivere:
«
Perciò, sì come il peccato per un uomo
entrò nel mondo, e per lo peccato la morte, e così a tutti gli uomini
venne la morte, percioché tutti peccarono, conciossiacosaché sino
alla Legge il peccato era nel mondo; ma il peccato non è imputato,
non ci essendo la legge, anzi regnò la morte da Adamo insino a
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