
Capitolo VI
Salomone prosegue ad insegnare che’l contentamento dello spiri-
to, e’l dolce godimento de’ beni del mondo, è un puro dono di
Dio: poi che né i beni possono donar quello all’huomo, 7 né
l’huomo a se stesso, per la sua insatiabile cupidigia, 12 e per la
sua ignoranza.
1V’è un male, ch’io ho veduto sotto’l sole, ed è fre-
quente fra gli huomini,
2Cioè, che v’è tal huomo, a cui Iddio ha date ricchez-
ze, e facultà, e gloria: talche nulla manca all’anima sua,
di tutto cio ch’egli puo disiderare: e pure Iddio non gli
dà il potere di mangiarne: anzi uno strano le mangia.
Questo è vanità, ed una mala doglia.
3Avvegnache alcuno generi cento figliuoli, e viva molti
anni; talche il tempo della sua vita sia grande; se l’anima
sua non è satiata di bene, e se non ha pur sepoltura; io dico
che
la conditione d’un abortivo è migliore che la sua.
4Percioche quell’abortivo è venuto in vano, e se ne va
nelle tenebre, e’l suo nome è coperto di tenebre.
5Ed avvegnache non habbia veduto il sole, né havuto
alcun conoscimento, pure ha più riposo che quell’altro.
6Ilquale, benche egli vivesse dumila anni, se non go-
de del bene, che vantaggio n’ha egli? non vanno essi tutti
in un medesimo luogo?
7Tutta la fatica dell’huomo
è per la sua bocca; e pur
l’anima sua non è giammai satia.
8Percioche, qual vantaggio ha il savio sopra lo stolto?
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