
Capitolo IV
Salomone dichiara conseguentemente che la letitia dell’huomo è
spesso turbata in questo mondo per la compassione alle doglie al-
trui, 4 e per l’invidia alla virtù: 5 poi mostra le vitiose estremità
che sono da fuggire nelle fatiche di questo mondo: 9 commenda
la vita compagnevole, contro l’avara solitudine: 13 e piagne la
conditione d’un popolo sotto un rè pazzo: 15 e quella d’un rè, che
ha perduto l’amore e la riverenza del suo popolo.
1Ma dinuovo io ho vedute tutte l’oppressioni che si
fanno sotto’l sole: ed ecco le lagrime degli oppressati,
iquali non hanno alcun consolatore, né forza da potere
scampar dalle mani de’ loro oppressatori: non hanno, di-
co, alcun consolatore.
2Onde io
pregio i morti, che già son morti; più che i
viventi, che sono in vita fino ad hora.
3Anzi più felice, che gli uni, e che gli altri, giudico co-
lui, che fino ad hora non è stato: ilqual non ha vedute
l’opere malvage che si fanno sotto’l sole.
4Oltr’a cio, ho veduto ch’in ogni fatica, ed in ogni
opera ben fatta, l’huomo è invidiato dal suo prossimo.
Cio anchora è vanità, e tormento di spirito.
5Lo
stolto piega le mani, e mangia la sua carne: di-
cendo,
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