La Bibbia nel Cinquecento: edizioni interpretazioni censure
Occorrenze immagine » Bibbia Diodati (1641) - p. 1852


16Percioche non vi sarà giammai più memoria del sa-
vio, come né anche dello stolto: conciò sia cosa che ne’
giorni vegnenti ogni cosa sarà già dimenticata. E come
muore il savio come lo stolto?
17Per cio ho odiata questa vita: imperoche l’opere
che si fanno sotto’l sole mi son dispiaciute: perche ogni
cosa è vanità, e tormento di spirito.
18Ho etiandio odiata ogni mia fatica, ch’io ho durata sotto’l sole, laquale io lascerò a colui che sarà dopo me. icona nota
19E chi sa s’egli sarà savio, o stolto? e pure egli sarà
signore d’ogni mia fatica, intorno allaquale mi sarò affa-
ticato, ed havrò adoperata la mia sapienza sotto’l sole.
Anche questo è vanità.
20Per cio, mi son rivolto a far perdere al mio cuore la
speranza d’ogni fatica, intorno allaquale io mi sono affa-
ticato sotto’l sole.
21Percioche v’è tale huomo, la cui fatica sarà stata
con sapienza, con conoscimento, e con dirittura; ilquale
pur la lascia per parte a chi non s’è affaticato intorno.
Anche questo è vanità, e gran molestia.
22Percioche,icona concordanze che cosa ha un tale huomo di tutta la
sua fatica, e del tormento del suo spirito, con ch’egli
s’affatica sotto’l sole?
23Conciò sia cosa che tutti i suoi giorni non sieno altro
che dolori, e le sue occupationi altro che molestia: anche
non pur di notte il cuor suo non riposa. Questo anchora è
vanità.
24Non è egli cosa buona nell’huomo,icona concordanze ch’egli mangi,


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