La Bibbia nel Cinquecento: edizioni interpretazioni censure
Metadati » Bibbia Diodati (1641) - p. 3964


Questa narratione è della medesima fatta che la prece-
dente, del tutto Apocrifa, anzi favolosa: come appare da
cio che è detto nella vera istoria di Daniel, intorno alla
cagione dell'odio de' grandi di Babilonia contr'a lui, per
farlo gittar nella fossa de' leoni: tutta differente da quella
che qui è discritta.
1Dopo che'l rè Astiage fu raccolto a' suoi padri, Ciro
Persiano prese il regno d'esso.
2E Daniel mangiava alla tavola del rè, ed era honora-
to sopra tutti gli amici d'esso.
3Hor i Babilonii haveano un idolo, chiamato Bel, in-
torno alquale si spendevano per giorno dodici misure di
fior di farina, dette Artabe: e quaranta pecore, e sei gran
misure di vino.
4E'l rè lo serviva, ed ogni giorno andava ad adorarlo.
Ma Daniel adorava il suo Dio. E'l rè gli disse, Perche
non adori Bel?
5Ed egli disse, Percioche io non servo idoli fatti di
man d'huomo; ma l'Iddio vivente, che ha creato il cielo,
e la terra, ed ha la signoria sopra ogni carne.
6E'l rè gli disse, Non parti che Bel sia un dio vivente?
non vedi tu quante cose egli mangia ogni giorno?
7E Daniel disse ridendo, O rè, non ingannarti: con-
ciò sia cosa che questo Bel dentro sia d'argilla, e difuori
di rame: e non mangiò, né bevve giammai.
8Allhora il rè, montato in ira, chiamò i sacerdoti di
quello, e disse loro, Se voi non mi dite chi è quel che
mangia coteste vivande, voi morrete.


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