
27Nel giorno della fine della tua vita, e nel tempo
della tua morte, dividi la tua heredità.
28La profenda, e'l bastone, e le some son per l'asino:
e'l pane, e'l gastigo, e'l lavoro per lo servo.
29Fa lavorare il servo, e tu troverai riposo: lasciagli
rallentar le mani, ed egli cercherà libertà.
30Il giogo, ed i legami piegano il collo del bue: così al
servo malfattore si convengono tormenti, e martori.
31Caccialo al lavoro, ch'egli non sia otioso: percio-
che l'otio ha insegnata molta malvagità.
32Impiegalo nell'opere, secondo che gli si conviene:
se non ubbidisce, aggravagli i ferri.
33Pur nondimeno non eccedere inverso alcuno, e
non far nulla senza dirittura.
34Se tu hai un famiglio, tienlo come te stesso: conciò
sia cosa che tu l'habbi comperato per prezzo.
35Se tu hai un servo, trattalo come te stesso: percio-
che tu hai bisogno di lui, come di te stesso.
36Se tu lo tratti male, sì ch'egli levi il piè, e se ne fug-
ga, per qual via lo cercherai?
Capitolo XXXIV
1Le speranze dello stolto son vane, e mendaci: ed i
sogni fanno volare i pazzi, come sopra dell'ale.
2Chi attende a' sogni è come chi desse di piglio
all'ombre, e perseguisse il vento.
3La vision de' sogni rappresenta una cosa secondo
l'altra, come è rappresentata la somiglianza della faccia
dirincontro alla faccia.
4Che cosa si puo mondar con una cosa immonda? e
qual verità puo procedere da una cosa falsa?
5Gl'indovinamenti, e gli auguri, ed i sogni, son cose
vane: e'l cuore, fantasticando, pena come quel della
donna che è sopra parto.
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