La Bibbia nel Cinquecento: edizioni interpretazioni censure
Epistula Pelagii ad Demetriadem epistola 27 » Bibbia Diodati (1641) - p. 3770


10Conciò sia cosa che l'orecchio di gelosia oda ogni
cosa, e'l romor de' mormorii non gli sia occulto.
11 Guardatevi adunque di mormorio, che non giova
nulla: e rattenete la vostra lingua di sparlare: percioche
la parola detta in segreto non andrà a voto, e la bocca
che mente uccide l'anima.
12 Non procacciate la morte con gli errori della vita
vostra, e non attraete la perditione per l'opere delle vo-
stre mani.
13 Conciò sia cosa che Iddio non habbia fatta la mor-
te, e non si diletti della perdition de' viventi.
14 Percioche egli ha create tutte le cose, accioche
habbiano il loro essere: e le prime origini del mondo fu-
rono a salute: e non v'era in esse alcun tosco nnortifero,
né regno d'inferno sopra la terra.
15 Conciò sia cosa che la giustitia sia immortale.
16 Ma gli empi, co' lor fatti, e co' lor detti, hanno fat-
ta venire essa morte: e, reputandola amica, ne sono stati
consumati: ed hanno fatto patto con lei: imperoche son
degni d'esser della parte sua.

Capitolo II

1 Percioche hanno detto, facendo i lor discorsi fra se
stessi non dirittamente, La nostra vita è corta, e piena di
noia: e non v'è rimedio alla morte dell'huomo, e non si
conobbe mai alcuno che sia tornato dagl'inferi.
2 Conciò sia cosa che noi siamo nati a caso: e, dopo
cio, noi saremo come se non fossimo mai stati: percio-
che l'alito nelle nostre nari non è altro ch'un fumo: e'l
nostro parlare è una favilla, che procede dal movimento
del nostro cuore.
3 Laquale essendo spenta, il corpo diverrà cenere; e'l
nostro fiato si diffonderà come aria sottile.
4 E'l nostro nome sarà dimenticato col tempo, e niu-


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