
no,
cominciò, e disse così, Signori, di quanto è più po-
tente il vino d’ogni altra cosa? esso inganna
tutti gli huo-
mini che ne beono.
19Egli agguaglia il pensier del re, e quel dell’orfano:
quel del servo, e quel del franco: quel del povero, e quel
del ricco.
20E converte ogni pensiero in festa, e letitia: tal che
non s’ha più memoria d’alcuna tristitia, né d’alcun debito.
21Esso fa tutti gli animi ricchi: tal che non s’ha piu
memoria di re, né di Satrapo: e fa che non si parla se non
per talenti.
22E, dopo che s’è bevuto, non s’ha più memoria
d’amor d’amici, né di fratelli: e poco stante si tranno le
spade.
23E poi, quando ‘l vino è uscito del capo, altri non si
ricorda di ciò ch’egli ha fatto.
24Signori, non è il vino la cosa la più potente, poi
ch’egli costrigne a far cotali cose? E, detto questo, si
tacque.
Capitolo IV
1Allhora il secondo, c’havea detto della forza del re,
cominciò a parlare: dicendo,
2Signori, Non son gli huomini la più potente cosa
che vi sia? essi che signoreggiano la terra, e ‘l mare, e tut-
te le cose che sono in essi.
3Ma il re è anchor più potente, e signoreggia sopra
tutti, ed è padron di tutti: e ciò ch’egli dice loro, essi il
fanno.
4Se dice loro, che facciano guerra l’uno all’altro, la
fanno: se gli manda contr’a’ nimici, vi vanno: e sopra i
monti, e le mura, e le torri.
5Uccidono, e sono uccisi, e non trapassano la parola
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