
stesse lecite. In terzo luogo, allhora che, per queste vivande
consecrate agl’idoli, e poi mangiate in conviti idolatrici, e
ne’ templi di quelli, l’huomo veniva a partecipare l’idola-
tria: del qual peccato l’atrocità è da lui altamente esaggerata.
Poi passa a correggere certi difetti nelle lor raunanze publi-
che, negli habiti degli huomini, e delle donne: ne’ disordini
de’ conviti di carità: e negli abusi nella celebratione della
santa Cena del Signore, la quale egli richiama alla purità
della sua prima ordinatione. Quindi tratta de’ doni miraco-
losi dello Spirito di Dio, conferiti alla Chiesa in que’ tempi:
e dimostra che, poi che della gran diversità d’essi non v’era
se non un solo autore, che è lo Spirito santo; ed un sol fine,
che è l’edificatione della Chiesa; quelli doveano esser tutti
riferiti a quello, per una sincera carità, la quale egli esalta so-
pra tutti i doni, e virtù. Insegnando pure anchora che, fra
que’ doni, più doveano esser pregiati, non quelli ch’eccita-
vano più d’ammiratione, ma quelli che recavano maggiore
utilità, ed edificatione alla Chiesa: come, fra tutti gli altri,
era quel della profetia, od esplicatione de’ misteri della fede
Christiana: del cui publico esercitio anchora egli dà certe
leggi, ed insegnamenti. Per fine, egli stabilisce, e conferma
la dottrina della risurrettione, negata ed impugnata, o mes-
sa in dubbio da certi heretici. E, dopo havere esortati i Co-
rinti alla contributione di limosine per la Chiesa di Ierusa-
lem, egli chiude la sua Epistola per amichevoli esortationi, e
salutationi.
Capitolo I
S. Paolo, dopo haver salutati i Corinti, 4 rende gratie a Dio de’
doni spirituali, ch’egli havea loro largamente comunicati: 10 poi
gli esorta a stare uniti insieme, riprendendo gravemente le lor
partialità, e sette: 17 e dimostra quanto la vanagloria di sapienza
mondana, della quale i Corinti erano gonfi, sia contraria al-
l’Evangelio, 26 e sconvenevole alla vocatione di loro stessi.
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