
misfatto in me, quando io mi son presentato davanti al
Concistoro.
21Se non è di questa sola parola, ch’io gridai, essen-
do in piè fra
loro,
Io sono hoggi giudicato da voi
intor-
no alla risurrettione de’ morti.
22Hor Felice, udite queste cose, gli rimise ad un al-
tro tempo: dicendo, Dopo ch’io sarò più appieno infor-
mato di questa professione, quando ‘l Capitano Lisia
sarà venuto, io prenderò conoscenza de’ fatti vostri.
23Ed ordinò al Centurione che Paolo fosse guardato,
ma che fosse largheggiato, e ch’egli non divietasse ad al-
cun de’
suoi di servirlo, o di venire a lui.
24Hor alcuni giorni appresso, Felice, venuto con
Drusilla, sua moglie, la quale era Iudea, mandò
a chia-
mar Paolo, e l’ascoltò intorno alla fede
in Christo Iesu.
25E, ragionando egli della giustitia, e della temperan-
za, e del
giudicio a venire, Felice, tutto spaventato, ri-
spose, Al presente vattene: ma una altra volta, quando io
havrò opportunità, io ti manderò a chiamare.
26Sperando insieme anchora che gli sarebber dati da-
nari da Paolo, acciocché lo liberasse: per la qual cosa an-
chora, mandandolo spesso a chiamare, ragionava con lui.
27Hor, in capo di due anni, Felice hebbe per succes-
sore Porcio Festo: e Felice, volendo far cosa grata a’ Iu-
dei, lasciò Paolo prigione.
Capitolo XXV
Festo, essendo entrato nel suo governamento, è pregato da’ Iudei
di far venir Paolo in Ierusalem, il che egli
disdice loro: 6 ed in Ce-
sarea ode l’accuse
de’ Iudei, e le difese di Paolo, il quale si
richia-
ma a Cesare, per non esser messo
nelle mani de’ Iudei: 13 e ‘l rè
Agrippa essendo venuto in Cesarea, Festo gli dichiara tutto ‘l fat-
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